Il Decreto Rilancio contiene alcune importanti indicazioni di natura fiscale, in particolare per quanto riguarda la questione circa le modalità di restituzione delle somme indebitamente percepite dal lavoratore. Il problema si pone, ad esempio, nel caso in cui un lavoratore abbia ricevuto una somma dal datore di lavoro in esecuzione di una sentenza di condanna successivamente riformata e debba, pertanto, restituirla.
Orbene il legislatore, recependo l’orientamento giurisprudenziale maggioritario, ha riconosciuto che le somme indebitamente percepite dal lavoratore devono essere restituite al datore di lavoro al netto delle ritenute fiscali operate al momento della erogazione.
Il datore di lavoro, dunque, può chiedere solo la restituzione di quanto il dipendente abbia effettivamente percepito (somma netta) e non anche le ritenute fiscali operate quale sostituto d’imposta e mai entrate nella sfera patrimoniale del lavoratore (somma lorda). Diversamente, si avrebbe un aggravio ingiustificato per il lavoratore, costretto a rifondere più di quanto concretamente ricevuto.
a cura dello Studio Legale Avv. Mauro Montini
dipendente, retribuzione
Retribuzione o pensione non dovuta: cosa deve essere restituito
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