La Corte Costituzionale, con sentenza del 12 maggio 2023 n. 95, ha nuovamente chiuso le porte delle procedure di stabilizzazione (che di recente hanno conosciuto una nuova stagione di risveglio specie nel settore del SSN alla “disperata” ricerca di nuovi operatori dopo la pandemia) ai lavoratori titolari di “meri” contratti di somministrazione di lavoro presso pubbliche amministrazioni richiamando la propria precedente sentenza sentenza n. 250 del 2021. La soluzione, per quanto senz’altro aderente al quadro normativo ed alla regola del concorso pubblico come forma ordinaria di accesso ai pubblici impieghi, con conseguente eccezionalità delle altre forme di accesso speciali previste dalla legge (come le stabilizzazioni), appare peraltro non del tutto persuasiva specie laddove la somministrazione finisca per assumere i connotati di un uso abusivo e di indefinita precarizzazione di quei lavoratori. Insomma sarebbe auspicabile un ripensamento sul punto da parte del legislatore e della giurisprudenza quanto meno con riferimento alle ipotesi in cui il contratto di somministrazione finisca per supplire ad esigenze stabili e permanenti che avrebbero dovuto essere supplite con il contratto di lavoro a tempo indeterminato.
a cura dello Studio Legale Avv. Mauro Montini
concorso pubblico
I lavoratori somministrati, non si meritano la stabilizzazione
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