a cura dello Studio Legale Avv. Mauro Montini

licenziamento, sanzione, ufficio

Il procedimento disciplinare nel caso di falsa attestazione della presenza in servizio: decorrenza dei termini e esclusione di automatismi sanzionatori

La sentenza di Cass., Sez. Lavoro, n. 16508 del 27 maggio 2026 conferma che in tema di procedimento disciplinare nel pubblico impiego, ai fini della decorrenza del termine perentorio previsto per la contestazione dell’addebito dall’art. 55-bis, comma 4, del d.lgs. n. 165/2001, assume rilievo esclusivamente il momento in cui l’ufficio competente abbia acquisito una “notizia di infrazione” di contenuto tale da consentirgli di dare correttamente avvio al procedimento mediante la formulazione di una contestazione specifica e non generica; la contestazione può essere ritenuta tardiva solo qualora la pubblica amministrazione rimanga ingiustificatamente inerte pur essendo in possesso degli elementi necessari per procedere, non potendo il termine decorrere a fronte di una notizia che, per la sua genericità, non consenta la formulazione dell’incolpazione e richieda accertamenti preliminari volti ad acquisire i dati necessari per circostanziare l’addebito.
Viene altresì ribadito che, in tema di licenziamento per giusta causa, l’accertamento dei fatti e il successivo giudizio in ordine alla gravità e alla proporzione della sanzione espulsiva adottata sono demandati all’apprezzamento del giudice di merito, che, anche qualora riscontri l’astratta corrispondenza dell’infrazione contestata alla fattispecie tipizzata contrattualmente, è tenuto a valutare la legittimità e la congruità della sanzione inflitta tenendo conto di ogni aspetto concreto della vicenda; tale giudizio, se sorretto da adeguata e logica motivazione, è incensurabile in sede di legittimità, restando escluso che i giudici di merito siano incorsi in un automatismo sanzionatorio.

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