a cura dello Studio Legale Avv. Mauro Montini

contrattazione collettiva, danno, dipendente, rapporto di lavoro, risarcimento

Revoca (o mancata conferma) di incarico di posizione organizzativa, demansionamento e principio dell’equivalenza formale delle mansioni ex art. 52 d. lgs. n. 165 del 2001

L’ordinanza dell’8.10.2025 n. 27043 della Suprema Corte- Sezione Lavoro mette infila alcuni approdi consolidati in tema di demansionamento nel rapporto di lavoro pubblico privatizzato e di incarichi accessori alla qualifica di inquadramento. Si afferma, difatti, che la revoca dell’incarico di posizione organizzativa da parte dell’amministrazione comunale non integra di per sé sola un demansionamento né svuotamento di mansioni, tutte le volte che il dipendente abbia comunque ricevuto nuove funzioni corrispondenti all’inquadramento formale previsto dalla contrattazione collettiva e continui a percepire l’indennità di responsabilità correlata a quello ove prevista in misura fissa e continuativa (come per il personale della ex VIII q.f. poi D3 e attuale funzionario). In ogni caso il risarcimento del danno da demansionamento non è automatico ma deve essere specificamente allegato e provato, anche per presunzioni secondo le forme e la disciplina dell’art. 2727 c.c.. In conclusione la natura equivalente delle mansioni assegnate prevale sulla professionalità acquisita in concreto. Pertanto, censurare l’operato dell’amministrazione lamentando un mero ridimensionamento del ruolo o la mortificazione della professionalità non è sufficiente, in assenza di puntuale deduzione e prova degli effetti dannosi subiti. Neppure l’omesso esame di elementi istruttori rilevanti e la mancata considerazione dei principi di buona amministrazione e dei limiti dello spoil system assurgono a eventuale vizio della sentenza visto che la posizione organizzativa non costituisce mansione superiore o dirigenziale e la riassegnazione avviene in conformità alla normativa vigente.

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